Aperitivo fotografico con Michele Cantarelli

[Michele Cantarelli]
Fotografo freelance, ho studiato fotografia presso l’IIF di Milano.
Dopo aver praticato per due anni la fotografia di matrimonio mi sono concentrato sulla fotografia musicale. In tale ambito ho collaborato per sei anni con Umbria Jazz e seguo da diverse stagioni eventi dedicati al jazz in Umbria, in Toscana e nel Lazio. Realizzo su commissione servizi per musicisti e ho collaborato con Jazzit, L’Espresso e Musica Jazz.
Nel 2010 il Comune di Cortona ha organizzato una mia mostra personale dal titolo “Jazz Chapters”, esposizione replicata nel  2015 presso il Museo Civico di Palazzo della Penna del Comune di Perugia.
Negli ultimi anni i luoghi e il territorio sono diventati oggetto principale della  mia ricerca personale.
Da circa due anni compio studi e analisi sulla storia e sulla cultura della fotografia con particolare riferimento all’evoluzione del rapporto tra l’uomo e il fotografico e dal 2013 collaboro con Palazzo della Penna – Centro di Cultura Contemporanea di Perugia tenendo conferenze e visite guidate alle mostre.
Dal 2009 organizzo e tengo corsi e workshop su tutto il territorio italiano.

 
Quando e come ti sei appassionato alla fotografia?
Ho iniziato come amatore  all’età di 25 anni, fotografando soprattutto paesaggi. La mia prima vera esperienza fotografica l’ho avuta in un viaggio di piacere alle Mauritius nel 1997. Ancora oggi i miei amici mi prendono in giro perché dopo uscite di una giornata intera tornavo a casa con si e no 5 fotografie scattate. Meditavo molto prima di scattare e tutt’ora lo faccio anche se la tecnologia digitale può indurti ad una maggiore superficialità.
 
Quali fattori fanno di uno scatto una buona fotografia?
Dovremmo definire  quando una fotografia sia “buona”. E su questo il discorso sarebbe piuttosto lungo e complesso, quindi cito Roland Barthes dicendo che una fotografia è buona “quando ti punge”.
I fattori che fanno funzionare una fotografia sono una combinazione di contenuto e forma. Una fotografia può descrivere, può raccontare o può emozionare, e lo deve fare soprattutto attraverso la complessità semantica di ciò che rappresenta; l’estetica non basta. 
 
Cosa consigli ad un ragazzo che vuole avvicinarsi a questo campo ed eventualmente farne una professione?
Gli consiglierei di lasciare stare.  Non è facile vivere di fotografia, soprattutto in Italia. L’unico settore abbastanza redditizio è quello della moda. Comunque a chi proprio vuole intraprendere questa professione, il consiglio che ho da dare è di cominciare a fotografare ciò che interessa e appassiona profondamente.
tutte le informazioni relative all’aperitivo fotografico possono essere reperite sul blog ufficiale di Michele Cantarelli

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